alchimia dell’ombra

Lorenzo Canova

Il viaggio nello studio di Claudia Chianese può essere letto come un processo alchemico sospeso tra le tenebre e la luce, un’esperienza spaziale e percettiva che coinvolge una dimensione più profonda del visibile. 

La dialettica tra bianco e nero, che struttura l’opera dell’artista, infatti, essere interpretata, in questa prospettiva, come una tensione tra opposti primari: nigredo e albedo, oscurità e chiarificazione, dissoluzione e apparizione. 

Le superfici delle tele e delle carte, ad esempio, con la loro materia rugosa, sottile e vibrante, non si limitano a registrare questa opposizione, ma divengono campi energetici in cui il segno dell’artista si deposita sul supporto con una qualità che fonde la leggerezza del gesto alla densità della pittura. 

In questo contesto, anche la fotografia partecipa a questa dinamica metamorfica dove la natura si scopre in una dimensione segreta e misteriosa fatta di macchie oscure che si stagliano sul lucore assoluto della carta.  

È tuttavia nella presenza dell’oro, dei gioielli e delle sculture, che questo processo alchemico trova una delle sue manifestazioni più evidenti: l’oro stesso, difatti, si inserisce nel corpo della materia grezza – pietre, rami, elementi organici – senza cancellarne l’origine, ma anzi amplificandone la forza primordiale. 

L’oro, dunque, non agisce come semplice ornamento, ma come presenza simbolica e traccia metaforica, come elemento che introduce una qualità di luce interna di una materia che rivela la sua essenza originaria grazie al lavoro paziente dell’artista. 

Questo cammino trova però una nota, difforme ma armonica, nel quadro conclusivo, segnato dalle tracce del rosso: apice del percorso ed epifania cromatica che arricchisce la tensione tra luce e ombra e la colloca in una dimensione ulteriore e archetipica, sospesa tra la fisicità della materia e la sua sublimazione spirituale.

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m’incanta il mormorio