artist statement
La mia ricerca nasce dal dialogo silenzioso con gli alberi, con la terra e con le forme che l’ambiente genera e custodisce. Attraverso la scultura, la pittura e la fotografia indago il profondo legame tra l’essere umano e la sua natura spirituale, un territorio in cui gli opposti possono trovare una possibile armonia: luce e ombra, spirito e materia.
Il mio lavoro è attraversato dal tema del bosco come luogo originario, arcaico e al tempo stesso interiore. Nel bosco riconosco la possibilità di perdersi e ritrovarsi, per esplorare una dimensione che supera il visibile. E’ il mio spazio dell’anima, luogo di memoria, osservazione e interpretazione. Non rappresento la natura, ma cerco di restituirne la presenza, il linguaggio, il ritmo, il suo respiro antico, la sua forza silenziosa, dove ogni opera nasce come un atto di connessione e di cura.
Catalogare l’infinito
Ritraggo l’invisibile che parla attraverso la natura. Interpreto i segni presenti sulle cortecce degli alberi come un linguaggio arcaico e infinito. Il mio lavoro scaturisce dal tentativo di ascoltare, catalogare e rendere visibile senza mai esaurirne il significato, cercando di cogliere l’aspetto più sottile e spirituale delle cose. Non invento un linguaggio, lo ascolto e gli do voce.
Segni che parlano
Questi segni, ai miei occhi, costituiscono una forma espressiva silenziosa che l’infinito utilizza per farsi ascoltare, un alfabeto naturale che sfugge alle definizioni, ma invita all’interpretazione. Mi pongo come interlocutrice di questo linguaggio, osservando, catalogando e traducendo in opere che mantengono la vitalità originaria dei segni.
Il mio lavoro si colloca così tra il gesto creativo e la paziente osservazione della natura, tra il visibile e l’invisibile, tra l’esperienza quotidiana e l’infinito.
Non impongo un significato, ma mi faccio da parte e divento un ponte tra l’esperienza di chi osserva e la memoria profonda degli alberi, della vita, interpretando un linguaggio che attraversa il tempo.