interview

Dopo una carriera di successo nella comunicazione e nella pubblicità, nel 2008 hai scelto di dedicarti completamente all’arte. Cosa ha determinato questa scelta?

È stata una scelta spontanea e graduale. Mi sono avvicinata sempre più a me stessa, è stato un processo a togliere e piano piano sono tornata a ciò che sono sempre stata: profondamente legata alla creatività e alla natura, come se stessi ritrovando la bambina che ero. Così, dal dinamismo delle agenzie di pubblicità internazionali sono passata al silenzio dello studio d’artista, uno spazio necessario per coltivare in maniera profonda la mia ricerca.

Come nasce il tuo interesse per la natura?

Ho sempre avuto una relazione intensa con la natura e in particolare con gli alberi. Sento un profondo senso di gratitudine nei loro confronti, senza i quali non potremmo neppure respirare. La mia ricerca nasce proprio da questa relazione silenziosa con gli alberi, con la terra e con le forme che l’ambiente genera e custodisce.

Nel tuo lavoro il bosco assume un ruolo centrale, come luogo originario ma anche interiore.

Nella possibilità che offre il bosco di perdersi e ritrovarsi, riesco a raggiungere una dimensione che supera il visibile. Mi soffermo sui segni incisi sulle cortecce, che interpreto come tracce di un linguaggio arcaico.

Parli spesso di un “dialogo silenzioso” con alberi e paesaggio. Come si traduce questo ascolto nel processo creativo?

In un’osservazione lenta e prolungata. La mia ricerca si nutre di tempi dilatati. Quando sono in un bosco entro in relazione con ogni albero, che considero un essere vivente. In studio restituisco ciò che ho ricevuto da questa relazione che si crea. Non una rappresentazione, ma la traccia di quell’incontro.

Ciò che colpisce del tuo lavoro è che non rappresenti la natura, ma ne restituisci presenza, ritmo, respiro. Come definiresti questa differenza tra rappresentare e rendere presente?

Cerco di farmi da parte, per diventare un ponte tra l’esperienza di chi osserva e la memoria profonda degli alberi, della vita. Non si tratta di descrivere, ma di lasciare spazio.

Quindi in questo tuo definirti come una sorta di intermediaria tra il visibile e l’invisibile, quale pensi sia il ruolo dell’artista?

Nella mia visione l’artista è un canale che capta, attraverso la propria sensibilità, ciò che è nell’aria; quindi lo decodifica e lo traduce attraverso la propria creatività. Nel mio caso, percepisco i segni presenti sugli alberi proprio come un linguaggio che l’infinito utilizza per entrare in relazione con noi. Linguaggio che interpreto e traduco in segni.

Quando parli di catalogare l’infinito, ti riferisci a questi segni intesi come un linguaggio ancestrale. Cosa significa tradurli senza esaurirne il mistero?

Il mio obiettivo è di cogliere il legame profondo tra la concretezza dell’essere umano e la sua dimensione spirituale, in cui si manifesta appieno la relazione con la natura. Osservo gli elementi naturali cercandone la dimensione più sottile, impalpabile ed eterea. Per questo posso dire di non inventare un linguaggio ma di dare voce a ciò che ascolto.

Le tue opere nascono dall’incontro tra esperienza concreta e dimensione spirituale. Come trovi l’equilibrio tra queste polarità?

Nel gesto creativo.

A tal proposito, il tuo percorso si esprime attraverso discipline diverse. In che modo queste esperienze dialogano tra di loro?

Lavoro su tre filoni: pittura, scultura e fotografia, perché ritengo che la creatività e l’arte non abbiano confini. Utilizzo indistintamente queste modalità espressive perché le sento affini a me, sono modalità diverse, ma fanno parte di una stessa ricerca. La scelta nasce dal sentire del momento: è un processo irrazionale, fatto di corrispondenze interiori.

Se dovessi descrivere l’esperienza che desideri offrire a chi osserva le tue opere, quale tipo di incontro — emotivo, percettivo o spirituale — speri che avvenga?

Vorrei che emergesse l’importanza del silenzio. Solo nell’ascolto è possibile entrare in contatto con la natura e, attraverso di essa, con l’infinito.

Ludovica Palmieri