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Manuela de Leonardis

Legno trovato, accarezzato dai venti, lambito dalle acque, modellato dal tempo. legno che ha perso la sua funzione originaria e attende l’occasione giusta per trovare una nuova definizione d’identità. Pregno di forza ancestrale, non è che un frammento momentaneamente sradicato, pronto a scavalcare il regno vegetale per rilanciare il messaggio di cui è portatore.

Intanto l’albero è un simbolo universale che rappresenta la vita, l’energia, la forza.

L’albero accompagna il percorso esistenziale dell’uomo, la sua nascita stessa, il suo risveglio dal torpore con la comprensione e l’assunzione di responsabilità nei confronti di una scelta. ma è anche il tramite tra il divino e il terreno.

In oriente come in occidente non c’è stato saggio, filosofo, sciamano, mistico della storia che non abbia cercato risposte sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, ricorrendo all’albero e alla sua potenza fisica e simbolica: adamo ed eva colgono la mela della conoscenza, siddharta siede sotto il fico o albero della bodhi raggiungendo l’illuminazione, in africa il baobab è simbolo totemico venerato e protetto da varie tribù, mentre gli aborigeni australiani trascrivono i messaggi degli spiriti sulla corteccia dell’eucaliptus e le civiltà precolombiane scelgono la ceiba come ponte tra cielo, terra e oltretomba (xbalbà).

Anche claudia chianese cattura il mistero, la simbologia, la potenza dell’albero. nel legno riconosce l’elemento di una ricerca – che parte da una sua esigenza interiore – tesa al raggiungimento dell’unità.

Il legno è anche il denominatore comune del suo lavoro di artista che spazia dalla scultura al gioiello, dalla fotografia alla pittura.

Un’incontro apparentemente causale che stravolge la sua vita personale e professionale, quello con un pezzo di legno portato dal mare, sopravvissuto a chissà quali storie. raccoglierlo e prendersene cura, offrendogli una nuova possibilità di vita, è stato un gesto istintivo per l’artista.

“Il legno è la ricerca dell’unità, formalmente rappresentata da un segno che è sempre il serpente della kundalini”, afferma Claudia Chianese.

Rami che diventano radici, radici che si librano nello spazio. un atto di creatività gioiosa e pura non può che essere frutto di uno sguardo libero, supportato da una mente che lo è ancor di più nel saper cogliere la bellezza in tutti gli aspetti della vita, ma soprattutto nella natura.

Spiritualità e creatività procedono parallelamente nella sua ricerca artistica, da quando nel 2008 – nel prendere le distanze da una brillante carriera in ambito pubblicitario – mette in discussione quelle che erano state fino a quel momento delle certezze e inizia una nuova fase della sua vita praticando la meditazione nel fare arte.

Il risveglio parte dall’interno, come insegna la Kundalini mostrando proprio il serpente attorcigliato che riposa inerte nel primo chakra (detto anche casa del serpente dormiente), alla base della colonna vertebrale. è il simbolo dell’energia che nel riattivarsi cresce, innalzandosi di chakra in chakra, per trovare la sua massima tensione nel settimo quando la testa è finalmente eretta e punta in alto. anche per la sua attitudine a cambiare la pelle, il serpente è fin dall’antichità simbolo di trasformazione. L’armonia è insita nel superamento delle dualità, esiste nel momento in cui quel traguardo è finalmente raggiunto.

La forma del serpente, con il suo apparato iconografico e iconologico, è un elemento ricorrente nelle opere della chianese. nella scultura eden ripercorre, ad esempio, l’andamento del ramo, trovato nel giardino di fra’ sidival, in cima al colle romano del palatino, ed è sempre una traccia – sia nei gioielli che nelle sculture – che si materializza nella fusione in bronzo rosa a cera persa.

In cerchio di fuoco il segno stesso del fuoco, visibile nel cerchio di legno, ricorda che il cambiamento passa attraverso un’iniziazione, lì dove in totum il dialogo è tra pieno e vuoto e vede l’impiego del legno con la ceramica bianca.

Scie, fiamme di luce, radice, evoluzione, cenere… ogni pezzo trova la sua armonia nella preziosità dell’unicità. il bronzo, in particolare, è un metallo usato dalla preistoria che procede di pari passo con la storia evolutiva dell’uomo.

Il filo di bronzo che abbraccia il legno, insinuandosi nelle sue pieghe, s’illumina di quarzi traslucidi dalla sommità convessa (taglio cabochon) e da perle barocche, scelte proprio per la loro sintonia con l’irregolarità dei legni. In alcuni gioielli è presente anche l’impiego di occhio di tigre e corallo nero.

In divino femminile la sfera di selenite, collocata sulla sommità della scultura lignea, può essere sfilata dalla sua sede e trattenuta nel palmo della mano. Questa varietà di gesso cristallino ha la proprietà di spostare l’energia, rigenerando le cellule del corpo attraverso il movimento dei fluidi. Divino femminile è anche l’opera-simbolo in cui la percezione del superamento di tutte le dualità avviene proprio attraverso la presenza degli elementi conflittuali, ma è al femminile che viene riconosciuto il suo ruolo di tramite con il divino. in questo lavoro viene affrontato anche il tema della conoscenza ancestrale femminile attraverso il collegamento con i cicli naturali, le stagioni, le maree che definiscono il ruolo della donna in quanto madre generatrice tout court.

Anche nei diversi monili – pendenti, orecchini, bracciali, collane, anelli, spille, cinture – viene rispettata la forma e l’essenza dei materiali. nell’indossarli si mette in atto una trasmissione di energie che rafforza l’estetica stessa dei pezzi.

Quanto all’attenzione alla luce e alle sue declinazioni, si ritrova nel lavoro fotografico di claudia chianese, linguaggio che l’artista ha sempre praticato nel tempo. Nella serie a colori foreste interiori, realizzata nel 2105 e concepita come un working progress, la luce è spesso soffusa. Una luce che accompagna lo sguardo, assecondando il mistero che avvolge la natura. i dettagli appaiono in tutta la loro pregnanza a definire un momento del presente che diventa immortale.

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