le montagne incantate
Anna D’Elia
Il viaggio fatto da Claudia Chianese sulle montagne dell’Himalaya è un viaggio iniziatico dal quale tornare trasformati, anche la preparazione, come una prova, è scandita da varie fasi non solo relative all’equipaggiamento e all’addestramento fisico per affrontare i tragitti impervi, le temperature basse e gli imprevisti, ma relative alla preparazione spirituale. Decisiva è anche la scelta dell’acquerello per la rapidità esecutiva, il poco ingombro e la familiarità con una tecnica già ampiamente collaudata e della quale l’artista viaggiatrice sa di potersi fidare. La durata del viaggio non è perciò solo circoscritta allo spostamento, la fase preparatoria e quella successiva al rientro sono importanti quanto le altre finalizzate al raggiungimento della quiete interiore per sconfiggere paure, dubbi e assecondare il forte richiamo dell’altrove. Nella parola “altrove” sono racchiusi tanti significati, convergenti verso la medesima aspirazione: elevarsi spiritualmente ed entrare in contatto con livelli profondi nella conoscenza di sé e del mondo.
La prima scoperta, appena giunti lì dove il viaggio lasciati i mezzi prosegue a piedi, è l’empatia con i luoghi. Il paesaggio montano catalizza energie fisiche e psichiche di cui si ignorava l’esistenza, rinvigorisce sensi e spirito, apre la mente e il cuore. È in questa ritrovata sintonia tra soggettività e oggettività che il desiderio di disegnare diventa impellente, la mano mossa da gratitudine traccia sul foglio schizzi veloci, pennellate liquide nei toni pastello per restituire il ritratto di una natura che il cuore non avverte più come ostile, al contrario vette e pinnacoli divengono morbide e ovattate invitando ad un contatto ravvicinato. La tradizione iconografica del paesaggio montano è ricca di simbologie d’elevazione, ma nulla di tutto questo affiora dagli acquerelli di Claudia, niente affatto aulici, le sue vette schive invitano all’umiltà. É questa la condizione necessaria per iniziare il viaggio, che non è possibile affrontare senza essersi spogliati di false ambizioni, vanaglorie, egoismi. L’adesione tra la purezza dell’aria e del paesaggio non sì dà agli impuri ed è purezza contagiosa che traspare dagli acquerelli. Il convergere di estetica ed etica sollecita alcune domande: può l’arte essere un tramite per realizzare il bene, un mezzo d’illuminazione, una via per contattare il divino?
Le risposte verranno in un momento successivo, quando l’esperienza vissuta sarà sedimentata e chi l’ha fatta ritornerà sui suoi ricordi. I disegni fatti a caldo tra un tragitto e l’altro, per fermare la magia di attimi irripetibili, si riveleranno scrigni colmi di tesori.
Gli appunti visivi di questa mostra danno vita a un racconto nel quale le emozioni si trasformano in un sentire affascinato che non ha più alcun ricordo della fatica, del freddo, delle privazioni, ogni patimento ha avuto l’effetto di depurare lo sguardo. Le montagne avvolte nella foschia o illuminate dal sole, verdeggianti, bianche, con macchie marrone e grige sono diventate prototipi della creazione, soggetti da cui trarre ispirazione nei momenti più bui, simboli di un tempo fuori dal tempo con cui sintonizzarsi per riscoprire il senso della vita, quando si crede di averlo perso.