genius noci
Anna D’Elia
Come nella “Favola d’amore” di Hermann Hesse, un albero è il personaggio centrale dell’evento artistico che raccoglie intorno a un noce caduto e rinato sei autrici romane. Ad ispirarlo è stata la parola forte e silenziosa di un tronco possente abbattutosi sul terreno nel 2008.
Dalle radici di quell’albero coperte di terra sono spuntati nuovi arbusti dando vita a una composizione arborea dai forti contenuti simbolici e dale profonde evocazioni liriche. L’albero è stato assunto come nucleo da cui si irradia un rituale di rigenerazione al quale ognuna delle artiste dell’evento genius noci partecipa con un gesto in cui la forza dell’umana creazione si ricongiunge all’energia creatrice della natura sollecitando nuovi sguardi e una diversa consapevolezza.
Il materiale adoperato nelle istallazioni di tre delle partecipanti è la terracotta, cosa che rende più serrate il dialogo tra gli elementi naturali e le vite degli esseri viventi che molteplici abitano intorno all’albero, tra le sue chiome, nelle pieghe della sua corteccia e sottoterra, ripristinando le relazioni segrete tra le specie viventi. Sono i legami invisibili tra le radici profonde e la linfa che scorre nei rami quelli che jasmine pignatelli riporta alla luce perchè la muta parola dell’albero possa ricordarci la lingua antica di madre terra. Un invito alla meditazione viene da Stella Gallas i cui 53 nidi di bianca ceramica predispongono a un rito di rinascita: l’artista seduta al centro di un nido-grembo attinge dall’albero la luce che la guiderà nella sua ricerca interiore.
Sui legami recisi con il cosmo lavora Claudia Chianese le cui opere fungono da tramite per ripristinare l’unità tra opposti che è all’origine della vita e per sanare i conflitti che sempre più dividono natura e cultura, contrapponendo individuo e universo. come se non fossero parte della stessa materia e animati dal medesimo soffio. A cementare l’unione sarà la performance Esserenatura di Alessandra Cristiani che celebrerà con una danza la trasformazione del suo corpo in quello di una pianta affinchè l’unità tra specie ed esseri viventi ritorni visibile a tutti.
L’evento è anche un occasione per familiarizzare con gli spazi dell’orto botanico di Roma e conoscerne meglio i suoi abitanti perchè come suggerisce Silvia Stucky nella sua opera Senza io, una funzione primaria dell’arte è quella di sollecitare nuovi sguardi su ciò che è intorno a noi e attivare nuova sensibilità nei confronti di uno spazio che, come il giardino, è stato concepito, nei secoli, come luogo dell’incontro tra ragione e sentimento, caos e ordine, natura e progetto. Un’opera, la sua, non da guardare ma da agire in prima persona a partire da gesti minimi come quelli che hanno compiuto i giardinieri dell’orto ricoprendo di terra le radici dell’albero per favorire la continuità del ciclo vitale. Gesti e soffi, mutamenti di luce e spostamenti di foglie sono stati registrati dall’autrice nell’album fotografico che contiene la memoria recente del noce.
L’operazione nasce dallo sconcerto e dalla rabbia dinanzi agli scampi che, su scala planetaria, stanno trasformando la natura in spazio da depredare con nessuna considerazione per le sue leggi e i suoi equilibri. All’interno di tale riflessione ecologista, le provocatorie isole di plastic realizzate da Paola Romoli Venturi e collocate intorno al noce, sollecitano uno scambio col pubblico sulle pratiche distruttive delle attuali politiche ambientali e suggeriscono comportamenti che ridiano all’umanità il senso della responsabilità riguardo al futuro della vita sulla terra. La filastrocca molti, molta, molte come un mantra accompagnerà il percorso iniziatico del pubblico.
Testo scritto in occasione della mostra Genius Noci, Orto Botanico Roma.